Catene d’amore!

Nell’elenco delle cose più tristi che l’amore ci obbliga a fare, annoveriamo numerose casistiche ormai internazionalmente riconosciute come torture: fare shopping (con la sua aggravante di farlo durante il periodo dei saldi); assistere alla sfilata di moda di Llallà Sciamtosà (ed essere obbligato a dire “si, si…very nice” applaudendo come un mentecatto!); partecipare alla retrospettiva cinematografica di tutti i film del grande Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (per intenderci: quello de “La corazzata Potëmkin”!) e tante, tante altre.
Ho sempre creduto che, ai primi posti di questo triste elenco, ci fossero quelle donne costrette dai propri uomini ad assistere alle partite di calcetto a bordo campo mentre lui sbuffa, impreca e, spesso, colleziona figure di merda sul terreno di gioco!

Per me, fino a ieri, questo era il top delle torture amorose!

Fino a ieri, appunto…

Festa patronale: avanti il Santo con il prete e le vecchiette; dietro tutti gli altri ed in coda la banda musicale.

Proprio all’interno della banda, tra trombe che squillano e rullanti che rullano, c’era lui: il tamburista…tamburante…tamburello…insomma: quello che suona il tamburo, quello grande, che mi pare si chiami grancassa.

Alto, grosso, marziale: dava colpi potenti al suo strumento, dettando il ritmo e spronando tutti a suonare con più vigoria.

La sua mano destra non trovava riposo, non si fermava un attimo, tanto è vero che ricordo di aver pensato: ma di solito non suonano con entrambe le mani? Sarebbe più semplice! Non capivo l’arcano quando l’occhio mi è caduto pochi cm più in là: al fianco del tambur…vabbè di quello!

L’uomo, mentre con una mano suonava lo strumento, con l’altra stringeva la mano di quella che credo fosse la fidanzata!

Quindi ricapitolando: con una mano suonava e con l’altra teneva la mano della partner che, con uno sguardo da “miglio verde che porta alla sedia elettrica”, ha percorso tutta, e dico tutta, la processione al fianco del tamburante!

Che poi, sicuramente, a fine serata avrà avuto la mano fratturata, i calli doloranti, il timpano perforato ma, soprattutto (povera donna) le palle fracassate!

(Sottotitolo: ah…l’amur!)

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