Libertà ed autolavaggio.

Ci sono tanti modi per ufficializzare l’inizio delle ferie: ci si fa una bella dormita o, come me, si va a lavare la macchina!

La buonanima di mio padre, ci portava la domenica in montagna, in una fontanella isolata che conosceva solo lui dove, muniti di secchi e spugne, inquinavamo allegramente i prati circostanti!

Però era bello: ci donava quel rito domenicale che ci faceva sentire famiglia!

Oggi, la macchina la portiamo all’ #autolavaggio. Non so da voi al nord ma qui al #sud funziona che arrivi, lasci la macchina in consegna ad un gaglioffo che avrà alle spalle almeno 15/16 anni di reati contro il patrimonio, e vai ad attendere all’uscita che il tuo bolide arrivi fiammante ma, soprattutto, che arrivi!

Tutto quello che c’è in mezzo è un mistero!

Riesci solo a vedere decine di persone che corrono, agitano pelli di daino (finte!), svuotano secchi e aspirano, aspirano, aspirano che a confronto un’assistente alla poltrona di un dentista è un formichiere con l’asma!

Alla fine, dopo esserti consumato le unghie nell’attesa, vedi spuntare la tua fedele macchina e sei contento perché è pulita, dentro è profumata ed hai ancora tutte le caramelle nel cruscotto!

Preso da tutta questa euforia, quello che però puntualmente dimentichi è di non aprire subito il finestrino!

E così ti ritrovi con il vetro bagnato e la bestemmia fischia: ma può essere che non sono libero di godermi un po’ di aria?

Ma non è questione di #libertà, è questione di #pazienza: devi solo aspettare che l’acqua si asciughi.

Ben diverso è se sei un malato terminale: li non è più questione di pazienza per aspettare la morte ma di libertà, libertà di scegliere cosa fare del proprio corpo, della propria vita.

Finalmente il cosiddetto “#biotestamento” è legge di stato: ora potremo sapere cosa ci accade, quali cure ci verranno somministrate e tutto questo avverrà solo con il nostro “consenso informato” cioè con l’autorizzazione concessa dal paziente a ricevere un determinato trattamento sanitario (anche l’alimentazione e/o l’idratazione forzata).

Secondo me è un grande passo verso la libertà.

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(Sottotitolo: Nelle mie “disposizioni anticipate di trattamento (#DAT)” scriverò di non aprire il finestrino!)

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