Quelli che russano, in ultima fila!

Noi italiani siamo un popolo di cattolici per vocazione: nasciamo e moriamo nel nome del Signore.

Quello che ci frega è il periodo in mezzo!

Per carità, ognuno è libero di credere in quello che vuole ma è innegabile che la maggior parte di noi navighi nel mare calmo dell’indifferenza spirituale.

L’ultima messa a cui siamo andati è quella della nostra cresima e serve solo un unico, travolgente avvenimento per farci rimettere piede in una chiesa: il matrimonio!

Nonostante la mia continua campagna contro le “unioni ufficializzate tra esseri umani” c’è ancora gente che si sposa e che, soprattutto, non lo fa per i cazzi suoi ma vuole per forza farcelo sapere e vedere!

Per molti di noi, andare ad un matrimonio significa cimentarsi con qualcosa di insolito.

E non parlo di donne che resistono sul tacco 10 il tempo delle mie prestazioni sessuali ma di tornare a partecipare ad una funzione liturgica.

Quelli che non vanno mai a messa li riconosci subito: stanno lì a guardarsi intorno ed a fissare il soffitto; si alzano e si siedono nel momento sbagliato; non recitano le formule rifugiandosi in un patetico playback; continuano a toccarsi il cellulare in tasca ma si vergognano ad uscirlo per non ricevere il rimprovero della vecchietta di turno, vecchietta che comunque li sgrida perché mettono i piedi dove invece bisognerebbe inginocchiarsi.

Ma il momento più difficile, in cui chi non è avvezzo e ben allenato cade subito, è la predica.

Ma dico io: si sa che in chiesa va sempre meno gente, che c’è la crisi delle vocazioni e la fuga dopo il catechismo, ma sfruttiamoli questi momenti in cui obblighiamo le persone a stare lì a messa per invogliarli a tornare e non per dargli la conferma che fuori si stia meglio!

Caro Papa Francesco, dillo ai tuoi dipendenti come va fatta l’omelia: pochi concetti, chiari magari con qualche battuta ed un po’ di allegria!

Nel 21 secolo, ci vorrebbe un master in comunicazione per alcuni preti a cui, mamma mia!, manca solo lo sguardo di “…Caron dominio, con occhi di bragia…”.

E poi tagliamo i tempi, tagliamo la durata: 5/10 minuti al massimo e poi via…

…oppure dotiamo le panche delle chiese di comodi cuscini e di poggia piedi dove, però, la nonnina non mi rimproveri se metto le scarpe!

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