La fortuna di essere morte.

Flavia è una donna fortunata, non ha più preoccupazioni.

Da quando suo marito non c’è più, andato via, sparito non deve pensare a nulla: né a lavorare né ad accompagnare i figli a scuola o in palestra né a fare la spesa o ad andare dall’avvocato.

Ci pensano i suoi genitori, i nonni.

Certo sono un po’ anziani, settantenni, ma dopo una vita ad insegnare vuoi che non sappiano badare ai bambini?

E poi con due pensioni statali, Flavia sa che può stare tranquilla.

Certo c’è anche da pagare l’avvocato e le pratiche per l’affido e il processo…

Il marito, andandosene, li ha messi proprio in un bel guaio ma, grazie a Dio, Flavia ha i genitori che l’aiutano.

Non che siano tutte rose e viole, certo. Ad esempio la sera, quando la piccola Liliana vuole addormentarsi solo in braccio alla nonna o quando bisogna andare al carcere perché Luca, il maggiore di 10 anni, vuole verificare che le sbarre delle finestre siano resistenti.

Richieste strane ma bisogna capirli i bambini. Ed i nonni ci sono con fatica, sacrificio ma ci sono.

Flavia è proprio una donna fortunata…

…morta ammazzata, ma fortunata.

#sottotitolo – il femminicidio è una cosa così abominevole e che comporta talmente tanti aspetti di cui spesso neanche abbiamo idea, che non riesco a tacere.

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