La sicurezza prima di tutto!

Stamattina mentre ero al pc a lavorare (Bè? Perché quella faccia?! Anche io lavoro… poco ma lavoro!) squilla il telefono dell’ufficio.

Siccome so che esistono decine e decine di studi in cui si sostiene che fare troppe cose contemporaneamente riduca la produttività, non mi sono alzato ma ho capito subito essere una telefonata importante perché, appena chiusa la conversazione, i miei colleghi come massoni uniti da un segnale a me segreto, hanno iniziato a correre per la stanza, agitandosi e sbuffando.

La cosa mi ha decisamente incuriosito tanto che ho deciso di andare alla macchinetta del caffè per metabolizzare con un “espressino” tutta quell’agitazione.

Al mio rientro in stanza, mi è parso di tornare ai tempi della scuola quando, senza prof, la classe era un bordello tunisino invaso da marinai arrapati ma appena si apriva la porta tutti tornavo istantaneamente nei banchi, fermi come mummie egizie!

«Ah, Cialtró sei tu!»

«E chi stavate aspettando?! Mi pare che Natale sia passato da un po’ e, nonostante pancia e barba, io non somigli a Babbo.»

«Sempre a fare lo spiritoso tu! Siediti e stai buono che sta arrivando…»

«E chi? quello del primo piano che puzza come una capra?»

Peggio.

«Il capo a controllare la pratica M14 che giace sulla mia scrivania dal 24 aprile 2017?»

Peggio.

«Minchia! Non dirmi che sta salendo quello del bar che ha scoperto che i miei conti saldati con bitcoin altro non sono se non i soldi del monopoli!?!»

Peggio Cialtró peggio!

«Peggio di questo?!? E che sarà mai?»

A questo punto il mio collega ha fatto segno al ragioniere di piantonare la porta per verificare che non arrivasse nessuno.

Poi, con fare cospiratorio, si è avvicinato e mi ha sussurr…

«Collega, allontanati! Rimani a distanza di sicurezza che hai l’alito gorgonzolatorio!»

«Scusa, Cialtrone ma sono scosso!»

«Colleghi io ho capito che siete nervosi ma con tutte ‘ste scosse mi sembra di stare a “L’eredità”! Si può sapere che sta succedendo?!?»

«Cialtró: in ufficio, sta arrivando… l’ispettore della sicurezza!»

«L’ispettore della sicurezza!» ho urlato, assumendo le sembianze di uno dei più famosi quadri di Munch,e sono corso alla mia scrivania.

Sotto gli sguardi increduli dei miei colleghi, ho iniziato ad aprire cassetti per poi correre in bagno.

Al mio ritorno, visibilmente sollevato, ho ritrovato tutti a bocca spalancata:

«Ma che hai fatto?!»

«Colleghi, tuttapposto: adesso la polizia si attacca al caz…»

«Cialtró, ispettore della sicurezza non di pubblica sicurezza! Non sta venendo mica la questura!»

«E ditelo prima! Porca miseria: pensate si possano recuperare delle cose buttate nel cesso? Tutte cose lecite, ovviamente…»

Chiarito l’equivoco, e avuta specifica spiegazione su cosa venisse a fare questo fantomatico ispettore, mi sono riseduto tranquillo alla mia scrivania.

Dopo poche ore.

Più che un ispettore, è arrivato uno del dopolavoro ferroviario: calvo e con il borsello di pelle come non ne vedevo dai documentari in tv sul ‘68.

Ha iniziato a girare, sempre seguito dal mio capo che,appena varcata la porta dell’ufficio,mi ha fatto muto ed inequivocabile segnale di farmi i fatti miei.

Ed io ho obbedito ricompensato,a fine visita,con un invito al bar.

Quando poi la tensione era ormai scemata,mi sono avvicinato a loro che amabilmente dialogavano:

«Mi scusi-ho detto interrompendo le previsioni meteorologiche-posso chiederle una cosa?»

«Mi dica» ha risposto gentile lui mentre il capo iniziava a sudare freddo.

«Per quanto riguarda questa cosa della sicurezza,mi chiedevo: in ufficio, si possono usare le ciabatte?»

Silenzio.

Il capo si è piegato su se stesso accusando un forte dolore al petto mentre l’altro mi fissava inebetito.

«Ecco -ha iniziato a farfugliare l’esperto di sicurezza- dipende…»

«Da cosa dipende?» ho insistito mentre il mio capo schiumava dalla bocca.

«Bè dipende…dai suoi colleghiii…se magari non da loro fastidio vedere uno con ai piediii le ciabatte…»

E lì, mentre il barista faceva la rianimazione cardiopolmonare al capo, ho capito l’equivoco.

«Ma non le ciabatte quelle dei piedi! Le “ciabatte” elettriche, le multiprese!

Mi sa che questa volta il Cialtrone non sono stato io!»

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